BATMAN 28 (141) + ASCHAN
di Tom King, James Tynion IV, Tim Seeley, Clay Mann, Alvaro Martinez, Minkyu Jung
(contiene Batman 27, Detective Comics 961, Nightwing 25)
16,8×25,6, S, 72 pp, col.
9788833044361
€ 3,95
Sulle pagine di Batman prosegue il capitolo ambientato nel passato. Joker e l'Enigmista stanno combattendo la loro battaglie per decidere a chi toccherà il piacere di eliminare il Crociato Incappucciato. La loro guerra non esclude vittime collaterali, anzi sono proprio loro che stanno pagando il fio maggiore. Da queste ceneri, per merito o colpa dell'Enigmista, nasce un nuovo criminale: Kite Man.
Di tutto ciò che la storia di Tim King propone è la domanda finale: ma davvero? Non importa la costruzione, non importano i disegni, non importano gli eventi che vengono messi in scena. Importa solo che ho perso tempo a leggere la storia di origini di Kite Man. Palesemente un riempitivo.
Su Detective Comics, per fortuna, Zatanna è ancora presente al fianco di Batman. Insieme ricordano i tempi passati, nei quali una cotta avrebbe potuto mettere a rischio l'intero futuro. Nel presente Azrael è diventato un pericolo e tutta la squadra di Batwoman deve scendere in campo per contrastarlo. Solo Batwing sembra, però, potere intervenire in modo decisivo.
Zatanna inietta un deciso valore aggiunto a questi capitoli dedicati alla Squadra Batman. Orfana è un po' sullo sfondo, Clayface lascia spazio alle dinamiche tra gli altri personaggi ed il rapporto tra Jea Paul e Lukas presenta dinamiche interessanti, anche se hanno un non so cosa di già visto. Le matite di Alvaro Martinez non sono affatto male.
Nightwing è bloccato su una barca che si appresta ad esplodere. La Seconda Mano (rivista italiana del secolo scorso sulla quale erano presenti annunci di ogni genere) sta commerciando le armi aliene che tanto danno stanno facendo tra le strade di Bludhaven. Ci saranno perdite, di persone e sentimenti, ma l'eroe in trasferta dovrà farsene una ragione e voltare pagina.
Tutto sommato non un brutto numero. Mi ha lasciato perplesso la storia su Batman. Hai a disposizione personaggi di prim'ordine e ti metti a trattare di Kite Man? Puoi approfondire la guerra mostrandola da ciascun lato dello schieramento e giochi pagine per un personaggio secondario? Speriamo in un cambio di rotta futuro.
mercoledì 30 maggio 2018
lunedì 28 maggio 2018
Mercurio Loi - Il circolo degli intelligentissimi
Mercurio Loi N° : 11
Il circolo degli intelligentissimi
Soggetto e Sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Sergio Gerasi
Colori: Andrea Meloni
Copertina: Manuele Fior
Periodicità: bimestrale
uscita: 23/05/2018
Prezzo: 4,90€
Passeggiando per le vie della città eterna, Mercurio Loi, e con lui il suo assistente Ottone, si imbatti in una targa applicata al muro di cinta di una villa. Sulla targa vi è scritto "Il circolo degli intelligentissimi". Tale definizione lascia stupito il professore: se davvero, in Roma, è nato un circolo di persone così intelligenti, perchè lui non è stato invitato ad iscriversi? Che si siano dimenticati di chiamarlo? Mercurio non demorde e si presenta in prima persona alla loro porta, ma quando è Ottone ad essere il più richiesto cala in una profonda depressione non manifestata.
Essere intelligenti, superiormente intelligenti, può rendere infelici; sopratutto quando si incontra qualcuno che ti fa sentire inferiore. Questa è l'umiliazione che tende ad infliggere Bilotta al suo personaggio. Esalta la spalla a discapito della testa. Mercurio, in questo numero, orbita a parecchia distanza dalla storia, alla fine ne risulta essere coinvolto solo per l'attrazione del suo campo gravitazionale. Veri protagonisti sono l'ego personale degli intelligentissimi e le situazioni in cui si caccia Ottone. Forse, questo numero, è scritto come la vita e si succedono avvenimenti imprevisti in modo disordinato. Sta di fatto che lo stile scelto da Bilotta tende a confondere il lettore. Piacevole rivedere personaggi secondari come Enrica, il Colonnello Monforte, Diana e Dante Fusco.
Tutto sommato il lavoro di Gerasi non è male.Per questo numero 11 ha trattenuto il suo pennino ed ha disegnato molte meno linee perpendicolari. Si è, purtroppo, invece, troppo sbizzarrito con le facce buffe. I volti di Ottone e Diana, in molti casi, subiscono deformazioni al limite dell'integrità ossea dei loro crani. Ho trovato questa impostazione eccessiva.
Prima copertina di Manuele Fior che non mi piace. Sicuramente è tutto voluto, ma ho trovato i colori eccessivamente piatti e la raffigurazione di Ottone (?) inappropriata, tanto che fino all'uscita del numero avevo avuto il sospetto che fosse una donna travestita da Ottone.
Il circolo degli intelligentissimi
Soggetto e Sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Sergio Gerasi
Colori: Andrea Meloni
Copertina: Manuele Fior
Periodicità: bimestrale
uscita: 23/05/2018
Prezzo: 4,90€
Passeggiando per le vie della città eterna, Mercurio Loi, e con lui il suo assistente Ottone, si imbatti in una targa applicata al muro di cinta di una villa. Sulla targa vi è scritto "Il circolo degli intelligentissimi". Tale definizione lascia stupito il professore: se davvero, in Roma, è nato un circolo di persone così intelligenti, perchè lui non è stato invitato ad iscriversi? Che si siano dimenticati di chiamarlo? Mercurio non demorde e si presenta in prima persona alla loro porta, ma quando è Ottone ad essere il più richiesto cala in una profonda depressione non manifestata.
Essere intelligenti, superiormente intelligenti, può rendere infelici; sopratutto quando si incontra qualcuno che ti fa sentire inferiore. Questa è l'umiliazione che tende ad infliggere Bilotta al suo personaggio. Esalta la spalla a discapito della testa. Mercurio, in questo numero, orbita a parecchia distanza dalla storia, alla fine ne risulta essere coinvolto solo per l'attrazione del suo campo gravitazionale. Veri protagonisti sono l'ego personale degli intelligentissimi e le situazioni in cui si caccia Ottone. Forse, questo numero, è scritto come la vita e si succedono avvenimenti imprevisti in modo disordinato. Sta di fatto che lo stile scelto da Bilotta tende a confondere il lettore. Piacevole rivedere personaggi secondari come Enrica, il Colonnello Monforte, Diana e Dante Fusco.
Tutto sommato il lavoro di Gerasi non è male.Per questo numero 11 ha trattenuto il suo pennino ed ha disegnato molte meno linee perpendicolari. Si è, purtroppo, invece, troppo sbizzarrito con le facce buffe. I volti di Ottone e Diana, in molti casi, subiscono deformazioni al limite dell'integrità ossea dei loro crani. Ho trovato questa impostazione eccessiva.
Prima copertina di Manuele Fior che non mi piace. Sicuramente è tutto voluto, ma ho trovato i colori eccessivamente piatti e la raffigurazione di Ottone (?) inappropriata, tanto che fino all'uscita del numero avevo avuto il sospetto che fosse una donna travestita da Ottone.
giovedì 24 maggio 2018
Jessica Jones - Stagione 2
Dopo la definitiva conclusione con l'esperienza con Kilgrave, Jessica è tornata alla sua vita di investigatrice solitaria, alcolizzata e misantropa.
A coinvolgerla in un'indagine sulle origini dei suoi poteri è sua sorella, adottiva, Patricia Walker. La voglia di Patsy di fare la differenza, di essere più simile a Jessica, la porta ad indagare sulla IGH e sui pazienti che sono passati, inconsapevoli, nelle sue sale operatorie. La scoperta più allucinante, però, è che la madre di Jessica è ancora viva ed ha subito lo stesso trattamento della figlia.
Cosa ha comportato tutto questo? Riusciranno le due a ricucire un rapporto perso da anni?
Date le premesse è ovvio come questa serie serva a mettere, ancora, pace nel cuore della protagonista. Se nella prima stagione (2015) la ragazza aveva a che fare con un uomo che le controllava la mente per avere il suo cuore, qui deve imparare a gestire i sentimenti per gli altri, e saranno tanti a chiederglielo. Gli sceneggiatori le costruiscono un rapporto conflittuale con la madre ritornata, generano una crepa con sua sorella, marcano ulteriormente le scintille che si generano quando incontra la madre di Patsy, le offrono un amore combattuto ed un'amicizia che potrebbe finire. In mezzo a tutta questa confusione si muovono vicende collaterali che, ogni tanto, gli autori si dimenticano di raccontare. Offrono una serie di tredici episodi, fin troppi, in cui reiterano concetti, discorsi, situazioni, ma che alla fine risultano essere troppi. Per raccontare questa avventura dell'investigatrice newyorkese sarebbero bastati otto episodi, meno fronzoli, ritmo più serrato su tutte le linee narrative.
Anche coinvolgenti sono risultate essere le storie pensate per Carrie-Anne Moss (Jeri Hogarth) e per Eka Darville (Malcolm Ducasse). Finalmente, dopo le partecipazioni a diverse serie Marvel/Netfilx, Carrie-Anne Moss ha avuto la possibilità di recitare veramente. Ha a disposizione un numero cospicuo di minuti, interagisce con personaggi differenti dai soliti protagonisti, riesce a mettere in risalto le doti da attrice d'esperienza di cui è portatrice sana. Eka Darville continua nell'evoluzione del suo personaggio, con il suo percorso di riabilitazione dalle droghe. Cade in dipendenze più piacevoli, ma il rapporto con Jessica è sempre un terreno minato.
New entry per Janet McTeer, nei panni di Alisa Jones, madre biologica di Jessica. Attrice d'esperienza, con film, serie tv, vincitrice del Golden Globe, del Tony Award, dell'Olivier Award e del Drama Desk Award, candidata per due volte all'Oscar, è un'aggiunta di tutto rispetto al cast di questa serie. A parte quando la obbligano a comportarsi come Hulk, senza diventare verde, la sua prestazione è coinvolgente e carica di emozioni. Far cadere la scelta di interpretare questo ruolo su di lei è stata azzeccata. Il suo percorso evolutivo ha sbalzi come il carattere del suo personaggio e questo crea un feeling positivo tra spettatore e spettacolo.
Nota a parte per Rachael Taylor, Patricia Walker. In questa stagione le è stato dato più spazio in modo da offrire al suo personaggio la possibilità di crescere in modo definitivo. Sono state prese delle decisioni che hanno minato l'integrità morale della ragazza, hanno fatto scadere il personaggio nei confronti del pubblico, le è stata cambiata la vita e le è stato disegnato un percorso di riabilitazione difficile. Speriamo che le scelte paghino l'investimento sul personaggio di Rachael Taylor.
Krysten Ritter fa sempre più suoi i panni di Jessica Jones, qui cambiando, qualche volta, anche il colore degli abiti. Come noto a me danno fastidio i comportamenti auto distruttivi, come la dipendenza da alcool. Spero che il percorso creato per Jessica la porti ad una disintossicazione nella prossima stagione (od avventura da piccolo schermo) in cui la vedremo.
Tornano con piccoli camei, utili od inutili a voi decidere, Foggy, Kilgrave, Simpson, ma manca la bella Rosario Dawson.
Il mio punto di vista è che stiano venendo sfornate troppe serie tv di questo genere per singolo personaggio. Per non rischiare di arrivare alla saturazione si dovrebbe dare una svolta ed iniziare ad organizzare serie con più protagonisti che incrociano le loro strada. Si potrebbero creare storie di maggior spessore anche se il ritorno economico per i produttori potrebbe essere inferiore.
Una serie di cui si sarebbe fatto anche a meno. Decisamente superiore all'inutile Iron Fist, in linea con le ultime produzioni rispetto alle quali, però, ha a suo favore l'utilizzo di un maggior numero di location e d riprese in New York (divertitevi a cercarle con Google Maps!).
Vederla o non vederla poco cambia. Se avete tempo fatelo, altrimenti potrà essere un riempitivo per i tempi di magra.
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2015 – in produzione
Formato serie TV
Genere TvComics
Stagioni 2
Episodi 26
Durata 50-54 min (episodio)
Lingua originale inglese
Rapporto 16:9
Crediti
Ideatore Melissa Rosenberg
Soggetto Brian Michael Bendis, Michael Gaydos (fumetto)
Interpreti e personaggi
Krysten Ritter: Jessica Jones
Mike Colter: Carl Lucas / Luke Cage
Rachael Taylor: Patricia Walker
Wil Traval: Will Simpson
Eka Darville: Malcolm Ducasse
Erin Moriarty: Hope Shlottman
Carrie-Anne Moss: Jeri Hogarth
David Tennant: Kilgrave
J. R. Ramirez: Oscar Arocho
Terry Chen: Pryce Cheng
Leah Gibson: Inez Green
Janet McTeer: Alisa Jones
Doppiatori e personaggi
Giuppy Izzo: Jessica Jones
Stefano Andrea Macchi: Oscar Arocho
Metello Mori: Carl Lucas / Luke Cage
Monica Ward: Patricia Walker
Alan Bianchi: Will Simpson
Federico Campaiola: Malcolm Ducasse
Rossa Caputo: Hope Shlottman
Emanuela Rossi: Jeri Hogarth
Alessandro Quarta: Kilgrave
Antonella Baldini: Alisa Jones
Fotografia Manuel Billeter
Montaggio Jonathan Chibnall, Tirsa Hackshaw, Michael N. Knue
Musiche Sean Callery
Produttore Tim Iacofano
Produttore esecutivo S. J. Clarkson (solo ep. 1x01), Allie Goss, Liz Friedman, Raelle Tucker, Kris Henigman, Cindy Holland, Alan Fine, Stan Lee, Joe Quesada, Dan Buckley, Jim Chory, Jeph Loeb, Melissa Rosenberg
Casa di produzione Marvel Television
ABC Studios Tall Girls Productions
Prima visione
Distribuzione originale
Dal 20 novembre 2015 / in corso
Distributore Netflix
Distribuzione in italiano
Dal 20 novembre 2015 / in corso
Distributore Netflix
A coinvolgerla in un'indagine sulle origini dei suoi poteri è sua sorella, adottiva, Patricia Walker. La voglia di Patsy di fare la differenza, di essere più simile a Jessica, la porta ad indagare sulla IGH e sui pazienti che sono passati, inconsapevoli, nelle sue sale operatorie. La scoperta più allucinante, però, è che la madre di Jessica è ancora viva ed ha subito lo stesso trattamento della figlia.
Cosa ha comportato tutto questo? Riusciranno le due a ricucire un rapporto perso da anni?
Date le premesse è ovvio come questa serie serva a mettere, ancora, pace nel cuore della protagonista. Se nella prima stagione (2015) la ragazza aveva a che fare con un uomo che le controllava la mente per avere il suo cuore, qui deve imparare a gestire i sentimenti per gli altri, e saranno tanti a chiederglielo. Gli sceneggiatori le costruiscono un rapporto conflittuale con la madre ritornata, generano una crepa con sua sorella, marcano ulteriormente le scintille che si generano quando incontra la madre di Patsy, le offrono un amore combattuto ed un'amicizia che potrebbe finire. In mezzo a tutta questa confusione si muovono vicende collaterali che, ogni tanto, gli autori si dimenticano di raccontare. Offrono una serie di tredici episodi, fin troppi, in cui reiterano concetti, discorsi, situazioni, ma che alla fine risultano essere troppi. Per raccontare questa avventura dell'investigatrice newyorkese sarebbero bastati otto episodi, meno fronzoli, ritmo più serrato su tutte le linee narrative.
Anche coinvolgenti sono risultate essere le storie pensate per Carrie-Anne Moss (Jeri Hogarth) e per Eka Darville (Malcolm Ducasse). Finalmente, dopo le partecipazioni a diverse serie Marvel/Netfilx, Carrie-Anne Moss ha avuto la possibilità di recitare veramente. Ha a disposizione un numero cospicuo di minuti, interagisce con personaggi differenti dai soliti protagonisti, riesce a mettere in risalto le doti da attrice d'esperienza di cui è portatrice sana. Eka Darville continua nell'evoluzione del suo personaggio, con il suo percorso di riabilitazione dalle droghe. Cade in dipendenze più piacevoli, ma il rapporto con Jessica è sempre un terreno minato.
New entry per Janet McTeer, nei panni di Alisa Jones, madre biologica di Jessica. Attrice d'esperienza, con film, serie tv, vincitrice del Golden Globe, del Tony Award, dell'Olivier Award e del Drama Desk Award, candidata per due volte all'Oscar, è un'aggiunta di tutto rispetto al cast di questa serie. A parte quando la obbligano a comportarsi come Hulk, senza diventare verde, la sua prestazione è coinvolgente e carica di emozioni. Far cadere la scelta di interpretare questo ruolo su di lei è stata azzeccata. Il suo percorso evolutivo ha sbalzi come il carattere del suo personaggio e questo crea un feeling positivo tra spettatore e spettacolo.
Nota a parte per Rachael Taylor, Patricia Walker. In questa stagione le è stato dato più spazio in modo da offrire al suo personaggio la possibilità di crescere in modo definitivo. Sono state prese delle decisioni che hanno minato l'integrità morale della ragazza, hanno fatto scadere il personaggio nei confronti del pubblico, le è stata cambiata la vita e le è stato disegnato un percorso di riabilitazione difficile. Speriamo che le scelte paghino l'investimento sul personaggio di Rachael Taylor.
Krysten Ritter fa sempre più suoi i panni di Jessica Jones, qui cambiando, qualche volta, anche il colore degli abiti. Come noto a me danno fastidio i comportamenti auto distruttivi, come la dipendenza da alcool. Spero che il percorso creato per Jessica la porti ad una disintossicazione nella prossima stagione (od avventura da piccolo schermo) in cui la vedremo.
Tornano con piccoli camei, utili od inutili a voi decidere, Foggy, Kilgrave, Simpson, ma manca la bella Rosario Dawson.
Il mio punto di vista è che stiano venendo sfornate troppe serie tv di questo genere per singolo personaggio. Per non rischiare di arrivare alla saturazione si dovrebbe dare una svolta ed iniziare ad organizzare serie con più protagonisti che incrociano le loro strada. Si potrebbero creare storie di maggior spessore anche se il ritorno economico per i produttori potrebbe essere inferiore.
Una serie di cui si sarebbe fatto anche a meno. Decisamente superiore all'inutile Iron Fist, in linea con le ultime produzioni rispetto alle quali, però, ha a suo favore l'utilizzo di un maggior numero di location e d riprese in New York (divertitevi a cercarle con Google Maps!).
Vederla o non vederla poco cambia. Se avete tempo fatelo, altrimenti potrà essere un riempitivo per i tempi di magra.
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2015 – in produzione
Formato serie TV
Genere TvComics
Stagioni 2
Episodi 26
Durata 50-54 min (episodio)
Lingua originale inglese
Rapporto 16:9
Crediti
Ideatore Melissa Rosenberg
Soggetto Brian Michael Bendis, Michael Gaydos (fumetto)
Interpreti e personaggi
Krysten Ritter: Jessica Jones
Mike Colter: Carl Lucas / Luke Cage
Rachael Taylor: Patricia Walker
Wil Traval: Will Simpson
Eka Darville: Malcolm Ducasse
Erin Moriarty: Hope Shlottman
Carrie-Anne Moss: Jeri Hogarth
David Tennant: Kilgrave
J. R. Ramirez: Oscar Arocho
Terry Chen: Pryce Cheng
Leah Gibson: Inez Green
Janet McTeer: Alisa Jones
Doppiatori e personaggi
Giuppy Izzo: Jessica Jones
Stefano Andrea Macchi: Oscar Arocho
Metello Mori: Carl Lucas / Luke Cage
Monica Ward: Patricia Walker
Alan Bianchi: Will Simpson
Federico Campaiola: Malcolm Ducasse
Rossa Caputo: Hope Shlottman
Emanuela Rossi: Jeri Hogarth
Alessandro Quarta: Kilgrave
Antonella Baldini: Alisa Jones
Fotografia Manuel Billeter
Montaggio Jonathan Chibnall, Tirsa Hackshaw, Michael N. Knue
Musiche Sean Callery
Produttore Tim Iacofano
Produttore esecutivo S. J. Clarkson (solo ep. 1x01), Allie Goss, Liz Friedman, Raelle Tucker, Kris Henigman, Cindy Holland, Alan Fine, Stan Lee, Joe Quesada, Dan Buckley, Jim Chory, Jeph Loeb, Melissa Rosenberg
Casa di produzione Marvel Television
ABC Studios Tall Girls Productions
Prima visione
Distribuzione originale
Dal 20 novembre 2015 / in corso
Distributore Netflix
Distribuzione in italiano
Dal 20 novembre 2015 / in corso
Distributore Netflix
mercoledì 23 maggio 2018
Morgan Lost - Rabbits VS Wallendream
Morgan Lost N° : 5
Rabbits VS Wallendream
Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Ennio Bufi
Colori: Arancia Studio
Copertina: Fabrizio De Tommaso
Periodicità: mensile
Uscita: 21/04/2018
Prezzo: 3,50 €
Morgan Lost si è precipitato la manicomio per salvare la sua amica Pandora, ma potrebbe essere troppo tardi dato che lei sta precipitando dal tetto di uno dei palazzi della struttura.
Smiley è con Lisbeth, in attesa che il cacciatore di taglie torni, e sta finendo di organizzare il trasferimento in Francia per entrambi. Peccato che sulle loro tracce vi sia il Tempio della Burocrazia e tutta la Sezione 5.
Per le strade, intanto, i seguaci di Wallendream e quelli dei coniugi Rabbit si stanno dando battaglia all'ultimo sangue.
Chiaverotti trova un numero con un po' più di vivacità e trama rispetto agli ultimi. Onestamente accadono fin troppe cose, ma è meglio così. L'autore torinese riesce a gestire le varie linee narrative senza troppi problemi. Certo, manca ancora la giustificazione ad sottotitolo Dark Novels. In questo numero il target "per adulti" è stato raggiunto sistemando un pestaggio violento a fine numero (si segnala l'assenza di nudi, integrali o meno, rispetto ai numeri precedenti), ma è ben poca cosa rispetto a quello che si vede in tv durante la prima serata. "Per adulti" oltre che dialoghi più crudi, sesso e violenza, dovrebbe significare trame e sottointesi decisamente più complessi. Tuttavia è sempre meglio del Morgan Lost che ho abbandonato anni fa.
Ai disegni Enni Bufi. Nasce a Molfetta nel 1976 e per Edizioni Piemme e Bao Publishing albi di Geronimo Stilton a fumetti, è copertinista e disegnatore della serie Don Camillo a fumetti (ReNoir Comics), e collabora con Star Comics, Grand Angle e Sergio Bonelli Editore e per la Casa editrice BAO Publishing, realizza i disegni del graphic novel Il settimo splendore, scritto dallo sceneggiatore Leonardo Favia. Ha un tratto interessante, che ho apprezzato di più sugli sketch pubblicati sul suo blog rispetto a quelli dell'albo che ho avuto tra le mani, ma non mi convince quando rappresenta i movimenti rapidi. Sembra essere un disegnatore adatto per questa serie e spero, se il mio interesse per la creatura di Chiaverotti reggerà, di rivederlo in una nuova prova d'autore. Nelle librerie proverò a recuperare i suoi lavori come Carthago e Vertigo, per farmi un'idea migliore.
Rabbits VS Wallendream
Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Ennio Bufi
Colori: Arancia Studio
Copertina: Fabrizio De Tommaso
Periodicità: mensile
Uscita: 21/04/2018
Prezzo: 3,50 €
Morgan Lost si è precipitato la manicomio per salvare la sua amica Pandora, ma potrebbe essere troppo tardi dato che lei sta precipitando dal tetto di uno dei palazzi della struttura.
Smiley è con Lisbeth, in attesa che il cacciatore di taglie torni, e sta finendo di organizzare il trasferimento in Francia per entrambi. Peccato che sulle loro tracce vi sia il Tempio della Burocrazia e tutta la Sezione 5.
Per le strade, intanto, i seguaci di Wallendream e quelli dei coniugi Rabbit si stanno dando battaglia all'ultimo sangue.
Chiaverotti trova un numero con un po' più di vivacità e trama rispetto agli ultimi. Onestamente accadono fin troppe cose, ma è meglio così. L'autore torinese riesce a gestire le varie linee narrative senza troppi problemi. Certo, manca ancora la giustificazione ad sottotitolo Dark Novels. In questo numero il target "per adulti" è stato raggiunto sistemando un pestaggio violento a fine numero (si segnala l'assenza di nudi, integrali o meno, rispetto ai numeri precedenti), ma è ben poca cosa rispetto a quello che si vede in tv durante la prima serata. "Per adulti" oltre che dialoghi più crudi, sesso e violenza, dovrebbe significare trame e sottointesi decisamente più complessi. Tuttavia è sempre meglio del Morgan Lost che ho abbandonato anni fa.
Ai disegni Enni Bufi. Nasce a Molfetta nel 1976 e per Edizioni Piemme e Bao Publishing albi di Geronimo Stilton a fumetti, è copertinista e disegnatore della serie Don Camillo a fumetti (ReNoir Comics), e collabora con Star Comics, Grand Angle e Sergio Bonelli Editore e per la Casa editrice BAO Publishing, realizza i disegni del graphic novel Il settimo splendore, scritto dallo sceneggiatore Leonardo Favia. Ha un tratto interessante, che ho apprezzato di più sugli sketch pubblicati sul suo blog rispetto a quelli dell'albo che ho avuto tra le mani, ma non mi convince quando rappresenta i movimenti rapidi. Sembra essere un disegnatore adatto per questa serie e spero, se il mio interesse per la creatura di Chiaverotti reggerà, di rivederlo in una nuova prova d'autore. Nelle librerie proverò a recuperare i suoi lavori come Carthago e Vertigo, per farmi un'idea migliore.
martedì 22 maggio 2018
The Cloverfield Paradox
In un futuro non troppo lontano, la Terra ha grossi problemi energetici; i black out giornalieri sono innumerevoli, le code ai distributori di benzina interminabili. La vita moderna, come noi la conosciamo, sta incontrando enormi difficoltà. I tafferugli per un po' di energia in più stanno diventando sempre più frequenti. L'ultima speranza per l'umanità è la stazione spaziale intorno al pianeta sulla quale sono in corso i test per la produzione di energia infinita. Un gruppo internazionale di scienziati sta effettuando i tentativi per l'accensione del sistema, ma niente va per il verso giusto. Ad energia quasi finita, però, succede qualcosa: la Terra scompare. Gli scienziati sono soli nello spazio e strani avvenimenti stanno accadendo a bordo. La vita come noi la conosciamo sta subendo un minaccia insidiosa.
La produzione e la nascita di The Cloverfield Paradox hanno una storia tortuosa. La sua genesi parte nel lontano 2012, giunge, con qualche cambio di cast al 2016 viene realizzato, per essere messo in naftalina dalla Paramount fino all'aprile 2018. Paramount che, nel frattempo, ha avuto pessime annate al botteghino e la nuova dirigenza ha deciso di meglio valutare le pellicole che andranno in sala. Per questo The Cloverfield Paradox non giunge nel circuito dei cinematografi, come era riuscito a fare 10 Cloverfield Lane, ma, per sua fortuna a parere mio, viene acquistato da Netflix. Il canale web per eccellenza lo pubblicizza, alla grande, con uno spot durante il Superbowl, avvisando i fan di J.J, Abrams che il film è on line proprio in quel momento e che, se vogliono, possono vederlo da subito.
Nella sfortuna, il film diretto da Julius Onah, riesce a raccogliere un paio di spinte positive. La prima è che l'uscita del film coincide con il decimo anniversario della comparsa sui grandi schermi del primo Cloverfield. La seconda è che Daniel Brühl è diventato un attore conosciuto a tanti e che la sua faccia può attirare spettatori in più.
Parlando, invece, del film.
Ci troviamo davanti ad un classico film di fantascienza che, difficilmente, vista la claustrofobica ambientazione riesce ad evitare i paragoni con Alien, la pellicola che ha esplorato, per prima, in modo intrigante, la dura vita nello spazio. I set sono realizzati con grande cura, gli effetti speciali che li popolano son calibrati e hanno lo scopo di creare l'atmosfera insieme agli elementi reali con i quali gli attori interagiscono. Effetti speciali che servono anche ad alleggerire l'atmosfera come nel caso di quel braccio lì.
Il cast è omogeneo. Il senso di omogeneo è che non è presente un attore che sfiguri di fronte agli altri. Gugu Mbatha-Raw è la nostra Beatrice in questo inferno spaziale ed è suo il compito di trasmettere il maggior numero di emozioni allo spettatore: porta a termine il suo compito in modo egregio. Daniel Brühl, data anche la faccia che lo relega, ancora, in certi ruoli, deve essere l'antipatico che persegue lo scopo, ma con scarsa capacità di rapportarsi con gli altri membri dell'equipaggio. Quasi un sintetico nella saga ideata da Ridley Scott. Gli altri si muovono introno a loro, ma interpretano personaggi predestinati. Predestina a creare empatia con lo spettatore ed a un percorso professionale che li porterà a una conclusione sofferta.
La trama. Seppure gli autori del soggetto tendono a voler nascondere le proprie mosse, uno spettatore esperto riesce a prevederne molte anche senza volerlo. Quel personaggio si è aggiunto per un certo motivo ed ha motivazioni diverse da quelle che vuol far intendere, lui non è così, ma ce lo dipingono ed altro ancora. Il film, sotto il suo aspetto di una semplice (che poi non è così semplice) produzione horror fantascientifica vuole far passare dei messaggi e, anche, teorie scientifiche di non semplice assimilazione. Quindi è ovvio che per il pubblico americano vi debbano essere passaggi semplici e lenti nei quali fargli capire cosa deve e cosa sta per succedere. Un pubblico europeo, invece, tende a focalizzare l'attenzione sul concetto complicato ed a far scorrere in sottofondo ciò che è narrativo e semplice. Questa condizione, a me, non ha creato grossi problemi, anche se certi avvenimenti si sono rivelati decisamente telefonati, con tanto di messaggio in segreteria telefonica.
The Cloverfield Paradox è un film semplice, ma riuscito, anche se richiama (nonostante sia stato prodotto prima) le atmosfere di Life. Aggiunge informazioni al fenomeno Cloverfield e contribuisce ad ampliarne la mitologia. Resta sempre il dubbio: Super8 è parte di tale universo?
Per gli appassionati di fantascienza, per gli appassionati di Abrams, per chi vuole vedere un buon film.
Titolo originale The Cloverfield Paradox
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 2018
Durata 102 min
Genere fantascienza
Regia Julius Onah
Soggetto Oren Uziel, Doug Jung
Sceneggiatura Oren Uziel
Produttore J. J. Abrams, Lindsey Weber
Produttore esecutivo Tommy Harper, Robert J. Dohrmann, Jon Cohen, Bryan Burk, Drew Goddard, Matt Reeves
Casa di produzione Paramount Pictures, Bad Robot Productions
Distribuzione (Italia) Netflix
Fotografia Dan Mindel
Montaggio Alan Baumgarten, Matt Evans, Rebecca Valente
Effetti speciali Russell Earl, Jason Snell
Musiche Bear McCreary
Scenografia Doug Meerdink
Costumi Colleen Atwood
Interpreti e personaggi
Gugu Mbatha-Raw: Ava Hamilton
Daniel Brühl: Ernst Schmidt
Elizabeth Debicki: Mina Jensen
Chris O'Dowd: Mundy
John Ortiz: Monk Acosta
David Oyelowo: Comandante Kiel
Zhang Ziyi: Tam
Aksel Hennie: Volkov
Roger Davies: Michael Hamilton
Donal Logue: Mark Stambler
Doppiatori originali
Simon Pegg: voce alla radio
Greg Grunberg: Joe
Doppiatori italiani
Gea Riva: Ava Hamilton
Massimo De Ambrosis: Ernst Schmidt
Barbara De Bortoli: Mina Jensen
Fabrizio Pucci: Mundy
Alessandro Messina: Monk Acosta
Alessandro Maria D'Errico: Comandante Kiel
Loris Loddi: Volkov
Stefano Crescentini: Michael Hamilton
Lorenzo Scattorin: Mark Stambler
La produzione e la nascita di The Cloverfield Paradox hanno una storia tortuosa. La sua genesi parte nel lontano 2012, giunge, con qualche cambio di cast al 2016 viene realizzato, per essere messo in naftalina dalla Paramount fino all'aprile 2018. Paramount che, nel frattempo, ha avuto pessime annate al botteghino e la nuova dirigenza ha deciso di meglio valutare le pellicole che andranno in sala. Per questo The Cloverfield Paradox non giunge nel circuito dei cinematografi, come era riuscito a fare 10 Cloverfield Lane, ma, per sua fortuna a parere mio, viene acquistato da Netflix. Il canale web per eccellenza lo pubblicizza, alla grande, con uno spot durante il Superbowl, avvisando i fan di J.J, Abrams che il film è on line proprio in quel momento e che, se vogliono, possono vederlo da subito.
Nella sfortuna, il film diretto da Julius Onah, riesce a raccogliere un paio di spinte positive. La prima è che l'uscita del film coincide con il decimo anniversario della comparsa sui grandi schermi del primo Cloverfield. La seconda è che Daniel Brühl è diventato un attore conosciuto a tanti e che la sua faccia può attirare spettatori in più.
Parlando, invece, del film.
Ci troviamo davanti ad un classico film di fantascienza che, difficilmente, vista la claustrofobica ambientazione riesce ad evitare i paragoni con Alien, la pellicola che ha esplorato, per prima, in modo intrigante, la dura vita nello spazio. I set sono realizzati con grande cura, gli effetti speciali che li popolano son calibrati e hanno lo scopo di creare l'atmosfera insieme agli elementi reali con i quali gli attori interagiscono. Effetti speciali che servono anche ad alleggerire l'atmosfera come nel caso di quel braccio lì.
Il cast è omogeneo. Il senso di omogeneo è che non è presente un attore che sfiguri di fronte agli altri. Gugu Mbatha-Raw è la nostra Beatrice in questo inferno spaziale ed è suo il compito di trasmettere il maggior numero di emozioni allo spettatore: porta a termine il suo compito in modo egregio. Daniel Brühl, data anche la faccia che lo relega, ancora, in certi ruoli, deve essere l'antipatico che persegue lo scopo, ma con scarsa capacità di rapportarsi con gli altri membri dell'equipaggio. Quasi un sintetico nella saga ideata da Ridley Scott. Gli altri si muovono introno a loro, ma interpretano personaggi predestinati. Predestina a creare empatia con lo spettatore ed a un percorso professionale che li porterà a una conclusione sofferta.
La trama. Seppure gli autori del soggetto tendono a voler nascondere le proprie mosse, uno spettatore esperto riesce a prevederne molte anche senza volerlo. Quel personaggio si è aggiunto per un certo motivo ed ha motivazioni diverse da quelle che vuol far intendere, lui non è così, ma ce lo dipingono ed altro ancora. Il film, sotto il suo aspetto di una semplice (che poi non è così semplice) produzione horror fantascientifica vuole far passare dei messaggi e, anche, teorie scientifiche di non semplice assimilazione. Quindi è ovvio che per il pubblico americano vi debbano essere passaggi semplici e lenti nei quali fargli capire cosa deve e cosa sta per succedere. Un pubblico europeo, invece, tende a focalizzare l'attenzione sul concetto complicato ed a far scorrere in sottofondo ciò che è narrativo e semplice. Questa condizione, a me, non ha creato grossi problemi, anche se certi avvenimenti si sono rivelati decisamente telefonati, con tanto di messaggio in segreteria telefonica.
The Cloverfield Paradox è un film semplice, ma riuscito, anche se richiama (nonostante sia stato prodotto prima) le atmosfere di Life. Aggiunge informazioni al fenomeno Cloverfield e contribuisce ad ampliarne la mitologia. Resta sempre il dubbio: Super8 è parte di tale universo?
Per gli appassionati di fantascienza, per gli appassionati di Abrams, per chi vuole vedere un buon film.
Titolo originale The Cloverfield Paradox
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 2018
Durata 102 min
Genere fantascienza
Regia Julius Onah
Soggetto Oren Uziel, Doug Jung
Sceneggiatura Oren Uziel
Produttore J. J. Abrams, Lindsey Weber
Produttore esecutivo Tommy Harper, Robert J. Dohrmann, Jon Cohen, Bryan Burk, Drew Goddard, Matt Reeves
Casa di produzione Paramount Pictures, Bad Robot Productions
Distribuzione (Italia) Netflix
Fotografia Dan Mindel
Montaggio Alan Baumgarten, Matt Evans, Rebecca Valente
Effetti speciali Russell Earl, Jason Snell
Musiche Bear McCreary
Scenografia Doug Meerdink
Costumi Colleen Atwood
Interpreti e personaggi
Gugu Mbatha-Raw: Ava Hamilton
Daniel Brühl: Ernst Schmidt
Elizabeth Debicki: Mina Jensen
Chris O'Dowd: Mundy
John Ortiz: Monk Acosta
David Oyelowo: Comandante Kiel
Zhang Ziyi: Tam
Aksel Hennie: Volkov
Roger Davies: Michael Hamilton
Donal Logue: Mark Stambler
Doppiatori originali
Simon Pegg: voce alla radio
Greg Grunberg: Joe
Doppiatori italiani
Gea Riva: Ava Hamilton
Massimo De Ambrosis: Ernst Schmidt
Barbara De Bortoli: Mina Jensen
Fabrizio Pucci: Mundy
Alessandro Messina: Monk Acosta
Alessandro Maria D'Errico: Comandante Kiel
Loris Loddi: Volkov
Stefano Crescentini: Michael Hamilton
Lorenzo Scattorin: Mark Stambler
lunedì 21 maggio 2018
Morgan Lost - Perché un assassino
Morgan Lost N° : 4
Perché un assassino
Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Marco Perugini
Colori: Arancia Studio
Copertina: Fabrizio De Tommaso
Periodicità: mensile
uscita: 21/03/2018
Prezzo 3,50
Il più pericoloso serial killer di Neo Heliopolis ha concesso un'intervista alla più intraprendente giornalista della rete. Ovviamente la sua mente perversa sta organizzando un piano per mettere a frutto l'occasione. I recessi dei suoi pensieri già vedono fiumi di sangue innocente scorrere dalla televisioni di migliaia di spettatori. Immancabili co-protagonisti della sua messa in scena dovranno essere Morgan Lost e la sua amata Pandora.
Chiaverotti mi fa venire il nervoso.
Non si può negare che l'idea di base sia interessante. L'utilizzo differente di alcune situazioni e di alcuni personaggi, rispetto alla serie originale fino a quando l'ho letta io, offre spunti di lettura che si erano un po' calcificati in passato. Riesce a mettere tanta carne al fuoco, portare avanti più trame parallelamente, ma non riesce ad essere incisivo quanto dovrebbe.
Non capisco, ancora, il modo in cui viene gestito il colore da Arancia Studio (in questo caso) e cosa voglia sottolineare, Se non vi fosse stato dato tanto peso, nei primi numeri della serie madre, forse, l'avrei visto come una curiosità, Vista, però, la sua, presunta, importanza narrativa, ogni volta che vedo quel rosso in contrasto con se stesso non posso che essere distratto dalla lettura.
Perché un assassino
Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Marco Perugini
Colori: Arancia Studio
Copertina: Fabrizio De Tommaso
Periodicità: mensile
uscita: 21/03/2018
Prezzo 3,50
Il più pericoloso serial killer di Neo Heliopolis ha concesso un'intervista alla più intraprendente giornalista della rete. Ovviamente la sua mente perversa sta organizzando un piano per mettere a frutto l'occasione. I recessi dei suoi pensieri già vedono fiumi di sangue innocente scorrere dalla televisioni di migliaia di spettatori. Immancabili co-protagonisti della sua messa in scena dovranno essere Morgan Lost e la sua amata Pandora.
Chiaverotti mi fa venire il nervoso.
Non si può negare che l'idea di base sia interessante. L'utilizzo differente di alcune situazioni e di alcuni personaggi, rispetto alla serie originale fino a quando l'ho letta io, offre spunti di lettura che si erano un po' calcificati in passato. Riesce a mettere tanta carne al fuoco, portare avanti più trame parallelamente, ma non riesce ad essere incisivo quanto dovrebbe.
Non capisco, ancora, il modo in cui viene gestito il colore da Arancia Studio (in questo caso) e cosa voglia sottolineare, Se non vi fosse stato dato tanto peso, nei primi numeri della serie madre, forse, l'avrei visto come una curiosità, Vista, però, la sua, presunta, importanza narrativa, ogni volta che vedo quel rosso in contrasto con se stesso non posso che essere distratto dalla lettura.
martedì 15 maggio 2018
Dylan Dog - Nessuno è innocente
Dylan Dog N° : 380
Nessuno è innocente
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Franco Saudelli
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita: 28/04/2018
Prezzo: 3.50€
Dylan Dog è in galera, Bloch è accusato di favoreggiamento ed un'altra estesa lista di crimini. Carpenter è in ospedale dopo un incidente, sicuri che sia solo un incidente?, d'auto: cieco. Rania è infuriata con Dylan Dog, che tutte le prove indicano come colpevole sia del tentato omicidio di Carpenter che di quello di diversi testimoni che lo accusano. L'unico felice della situazione è il nuovo Ispettore Capo Grossman, che ha, da sempre, un conto in sospeso con Dylan Dog e Bloch.
Paola Barbato cerca di dare un senso ai discorsi di, quelli che sembrano, secoli fa con i quali Recchioni aveva presentato il suo corso del personaggio creato da Tiziano Sclavi. Quello che imbastisce è un giallo che dovrebbe costruire un tassello della tanto sbandierata continuity. Riemergono personaggi dal passato, si modificano rapporti tra i protagonisti, si scoprono loro aspetti ancora non visti, vengono imbastite trame nascoste tra le pagine. La motivazione che spinge il colpevole a comportarsi nel modo che ha fatto sono, ad ora, un po' deboli; spero che siano basi gettate per essere approfondite. Per il resto, l'intrigo generato dalla fantasia della Barbato è interessante, coinvolgente ed, a tratti, suscita rabbia. Curioso quanti parenti interessanti abbia Jenckins.
Franco Saudelli di Latina è in sella in casa Bonelli da decenni, su Dylan Dog disegna dal 1996, ma era dal 2012 che non si vedeva sulle pagine dell'Indagatore dell'Incubo. Ha vissuto l'epoca Sclavi (per il quale ha disegnato quattro storie) ed ha visto praticamente tutti i curatori dall'inizio a Recchioni. Il tratto è classico. Ricorda, con le dovute distinzioni, i tratti di Piccatto, Montanari&Grassani ed altri che hanno indicato una via. E' stato piacevole rivederlo alle matite dopo tanto tempo.
Nessuno è innocente
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Franco Saudelli
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita: 28/04/2018
Prezzo: 3.50€
Dylan Dog è in galera, Bloch è accusato di favoreggiamento ed un'altra estesa lista di crimini. Carpenter è in ospedale dopo un incidente, sicuri che sia solo un incidente?, d'auto: cieco. Rania è infuriata con Dylan Dog, che tutte le prove indicano come colpevole sia del tentato omicidio di Carpenter che di quello di diversi testimoni che lo accusano. L'unico felice della situazione è il nuovo Ispettore Capo Grossman, che ha, da sempre, un conto in sospeso con Dylan Dog e Bloch.
Paola Barbato cerca di dare un senso ai discorsi di, quelli che sembrano, secoli fa con i quali Recchioni aveva presentato il suo corso del personaggio creato da Tiziano Sclavi. Quello che imbastisce è un giallo che dovrebbe costruire un tassello della tanto sbandierata continuity. Riemergono personaggi dal passato, si modificano rapporti tra i protagonisti, si scoprono loro aspetti ancora non visti, vengono imbastite trame nascoste tra le pagine. La motivazione che spinge il colpevole a comportarsi nel modo che ha fatto sono, ad ora, un po' deboli; spero che siano basi gettate per essere approfondite. Per il resto, l'intrigo generato dalla fantasia della Barbato è interessante, coinvolgente ed, a tratti, suscita rabbia. Curioso quanti parenti interessanti abbia Jenckins.
Franco Saudelli di Latina è in sella in casa Bonelli da decenni, su Dylan Dog disegna dal 1996, ma era dal 2012 che non si vedeva sulle pagine dell'Indagatore dell'Incubo. Ha vissuto l'epoca Sclavi (per il quale ha disegnato quattro storie) ed ha visto praticamente tutti i curatori dall'inizio a Recchioni. Il tratto è classico. Ricorda, con le dovute distinzioni, i tratti di Piccatto, Montanari&Grassani ed altri che hanno indicato una via. E' stato piacevole rivederlo alle matite dopo tanto tempo.
Iscriviti a:
Post (Atom)











